Crisi mondiale dell’apicoltura

Dalla Relazione Apat

Stiamo segando il ramo su cui siamo seduti!

Una crisi di sopravvivenza delle api, progressiva, sempre più grave e preoccupante, si è manifestata
dall’inizio del nuovo secolo nei vari continenti. La crisi ha provocato una conseguente e
impressionante riduzione delle capacità produttive degli allevamenti apistici.

Pur avendo carattere pressoché globale, pertanto tale da segnalare il raggiungimento di un probabile
punto limite nella capacità dei vari ecosistemi di sopportare lo sviluppo delle attività umane, essa si
è manifestata, nei vari paesi, con caratteri di specificità strettamente correlate alle varie tipologie di
apicoltura praticate e ai diversi stadi di degrado degli ecosistemi nelle quali esse insistono.

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TI PREGO SIGNORE, LE API NO

DI PETER DEARMAN
GNN TV

Tutto quello che non avresti voluto sapere sul Colony Collapse Disorder

Sembra l’inizio di un romanzo di Kurt Vonnegut:

Nessuno si preoccupava un granché della scomparsa di qualche specie animale qua e là finché un giorno le api si svegliarono e decisero di smettere di produrre un surplus artificialmente elevato di miele a nostro vantaggio. Una dopo l’altra, entrarono in sciopero e volarono via in posti sconosciuti.

Tra le varie mitologie dell’apocalisse, la paura delle piaghe di insetti si è sempre profilata più minacciosamente di quella dell’estinzione di qualche specie. Ma tutto ciò può cambiare, dato che una strana, nuova piaga sta spazzando via le nostre api da miele un alveare dopo l’altro. È stato chiamato Colony Collapse Disorder [Disordine di Crollo di Colonia, ndt], o CCD, dagli apicoltori che si arrovellano per capirlo e, possibilmente, per fermarlo. Segnalato per la prima volta lo scorso autunno negli USA, la lista dei paesi colpiti si è adesso allargata per includere diversi paesi europei, così come il Brasile, Taiwan e forse il Canada.

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