I Prodotti delle Api

 La Pappa Reale

La pappa reale è prodotta dalle secrezioni del sistema ghiandolare cefalico delle api operaie (ghiandole ipofaringee e ghiandole mandibolari) tra il 5° e il 14° giorno di vita (le operaie vengono chiamate in questo periodo nutrici).

È una sostanza biancastra dai riflessi madreperlacei, di consistenza gelatinosa, di sapore caldo, acido e leggermente dolce, che costituisce l’esclusivo nutrimento di:

Tutte le larve della colonia, senza eccezione, dalla schiusa al terzo giorno di vita;    Delle larve scelte per diventare regine, fino al quinto giorno di vita;    Della regina della colonia per tutta la sua vita, dal momento in cui lascia la cella reale.

Composizione della pappa reale

La pappa reale contiene in media:

Lipidi: 4, 5%
Glucidi:14, 5%;
In gran parte si tratta di glucosio e fruttosio (monosaccaridi), e, in proporzioni assai minori, di saccarosio,  maltosio, erlosio, trealosio e melibiosio
Protidi: 13% (aminoacidi allo stato libero o combinati)
Acqua: circa il 66%.

Contiene anche vitamine (la pappa reale è il prodotto più ricco di vitamina B5 che si conosca in natura), oligoelementi, acelticolina (fino a 1 mg/g), fattori antibiotici particolarmente attivi contro l’Amoeba proteus e l’escherichia coli B (più nota sotto il nome di colibacillo). Raccolta e conservazione della pappa reale

La produzione di pappa reale richiede tecniche particolari, perché le api ne producono soltanto la quantità necessaria all’allevamento delle covate, e non viene immagazzinata. È praticata da apicoltori specializzati.

L’alveare è condotto come si è visto sopra per l’allevamento delle regine. Le operaie creano cellette da regine sul telaino predisposto, le nutrici servono pappa reale in abbondanza alle giovani larve. Dopo 3 giorni le cellette sono al massimo di caricamento. Allora i telai vengono ritirati, e si preleva la pappa reale per aspirazione, celletta per celletta.

Un alveare può produrre da 300 a 500 grammi di pappa reale l’anno.

Dopo essere stata estratta, la pappa reale viene messa in flaconi di vetro, chiusi ermeticamente con un tappo di plastica (il metallo si ossida perché la pappa reale è acida, con un pH di 4), e riposta al freddo (tra 0° e 5° C), in atmosfera secca e al riparo dalla luce. In queste condizioni la pappa reale si conserva perfettamente per molti mesi.


ll Polline

Nei vegetali superiori il granello di polline costituisce l’elemento fecondante maschile del fiore.

Il polline si trova nella parte terminale degli stami (antera). La sua forma, il colore, le dimensioni variano considerevolmente da una pianta all’altra. Per essere fecondato, un fiore deve ricevere del polline sul suo pistillo(organo femminile delle piante da fiore).

Essendo sempre presente in piccole quantità, lo studio del polline contenuto nel miele permette di identificarne la provenienza botanica. Questa tecnica di identificazione del miele sulla base del polline in esso contenuto si chiama melissopalinologia.

Gran parte delle piante entomofile utilizza gli insetti, per l’impollinazione. L’ape, passando di fiore in fiore, depone granuli di polline dell’uno sul pistillo dell’altro. Essa è quindi particolarmente utilizzata per  l’impollinazione delle piante coltivate, in particolare di quelle da frutto. Si stima che il valore economico prodotto  dalle api attraverso l’attività di impollinazione sia da 1 a 15 volte superiore al valore dei prodotti dell’alveare.

La raccolta del polline da parte dell’ape è resa possibile dall’adattamento specifico delle zampe posteriori delle operaie: essa utilizza la spazzola da polline situata sulla faccia interna del metatarso per recuperare il polline che le impolvera il corpo, poi lo spinge nella sacca da polline situata sulla faccia esterna della tibia della zampa opposta, attorno ad un unico pelo che funge da rocchetto per il gomitolo di polline. Un rocchetto pesa circa 6 milligrammi, l’ape ne trasporta due. Nell’alveare, il polline viene stivato da altre operaie, che lo spingono negli alveoli con la testa.

Composizione del polline

Il polline è anzitutto, per le api, una fonte di protidi, e a questo titolo entra nella composizione della pappa che viene distribuita alle larve.

Il polline è ricco anche di altre sostanze; la sua composizione media è la seguente:

protidi: 20% (amminoacidi liberi e proteine)
glucidi: 35% (provenienti dal miele)
lipidi: 5%
acqua: 10% – 12%

Come nella pappa reale, vi si ritrovano anche vitamine, oligoelementi, enzimi (amilasi, invertasi, alcune fosfatasi), sostanze antibiotiche attive contro tutti i ceppi di colibacilli e contro alcune salmonelle. Vi si ritrova anche la rutina, che è un bioflavonoide, acceleratore della crescita, estrogeni e molti pigmenti che danno al polline il suo colore specifico.

Raccolta e conservazione del polline

La raccolta del polline è abbastanza recente. Gli apicoltori hanno messo a punto una trappola da polline collocata all’ingresso dell’alveare. Per entrarvi, le api devono passare attraverso aperture strette, che provocano la caduta dei rocchetti di polline in un cassetto situato al di sotto. Il dispositivo è congegnato in modo da prelevare solo il 10% del polline riportato, in quanto esso è indispensabile alla buona salute e alla crescita della colonia. I cassetti sono prelevati ogni giorno, al massimo ogni due giorni. I granuli di polline vengono seccati ventilando con una corrente d’aria a 40° C le griglie su cui vengono posti. Sono secchi quando si staccano l’uno dall’altro. Vanno conservati in recipienti a chiusura ermetica. Un nuovo metodo di conservazione è la surgelazione diretta della raccolta dei cassetti.


La Propoli

Il termine propoli viene dal greco pro, che vuol dire davanti, e polis, la città. È un materiale utilizzato come malta per ridurre o adattare la dimensione delle aperture dell’alveare in funzione delle condizioni climatiche.

Col nome propoli si indica tutta una serie di sostanze resinose, gommose e balsamiche, di consistenza viscosa, raccolte dalle api su alcuni vegetali (essenzialmente gemme e scorza di certi alberi), che esse portano nell’alveare ed elaborano parzialmente, mescolandole a secrezioni proprie (soprattutto cera e secrezioni salivari).

Le principali essenze (cioè specie arboree) produttrici di propoli sono delle conifere (pino, abete, peccio), molte specie di pioppo – che sembrano essere la principale materia prima – e poi ontani, salici, ippocastani, betulle, susini, frassini, querce, olmi.

Nell’alveare, la propoli ha molti usi. È un materiale che serve a riempire, turare, rinforzare i favi o le parti difettose. È una sorta di vernice disinfettante posta in strati sottili nelle cellette prima della deposizione delle uova da parte della regina, o a mo’ di intonaco, per levigare le pareti interne. Serve anche a mummificare gli intrusi morti evitandone la decomposizione, quando sono troppo grossi per essere portati fuori dall’alveare dalle api stesse.

Composizione

La propoli raccolta nell’alveare è complessivamente composta come segue:

resine e balsami: 50 – 55%
cera: 30 – 40%
oli volatili o essenziali: 5 – 10%
materie diverse: 5%

La propoli contiene anche molti altri elementi, come acidi organici, molti flavonoidi, oligoelementi, molte vitamine.